“Così difendiamo l’Europa digitale”: intervista ai campioni europei del TeamItaly Cyberdefender
Il 9 ottobre 2025, a Varsavia, il TeamItaly Cyberdefender ha conquistato per la prima volta il titolo di Campione Europeo all’European Cybersecurity Challenge (ECSC), superando squadre di circa quaranta nazioni. La competizione, organizzata da NASK con il supporto di ENISA e della Commissione Europea, rappresenta un’iniziativa chiave per sviluppare competenze avanzate e rafforzare la comunità europea della cybersicurezza.
Competenze tecniche e scenari realistici
Le prove simulano scenari realistici, in cui i partecipanti devono individuare vulnerabilità, estrarre dati sensibili e difendere sistemi da attacchi. Questo modello consente di sviluppare competenze tecniche e strategiche essenziali per operare nel settore della sicurezza informatica.
Intervista al capitano e alla coach del TeamItaly
Ho avuto il piacere di intervistare Lorenzo Leonardini, capitano del TeamItaly, e Giulia Martino, una dei coach della squadra, nel corso dell’ITASEC2026 – Italian Conference on Cybersecurity, organizzata dal Cybersecurity National Lab del CINI presso l’Università di Cagliari. Le loro parole offrono una prospettiva diretta su cosa significhi oggi rappresentare l’Italia e contribuire alla sicurezza digitale europea.
Il significato di rappresentare l’Italia
Lorenzo, cosa significa rappresentare l’Italia in un contesto in cui la cybersecurity è sempre più una questione strategica e non solo tecnica?
«È una domanda complessa», spiega Leonardini. «Durante la competizione, soprattutto per chi partecipa per la prima volta, la cybersecurity viene vissuta principalmente come un evento tecnico e come un’opportunità di networking. Non sempre si ha immediatamente la piena consapevolezza del ruolo strategico che queste competenze hanno a livello nazionale ed europeo. Questa consapevolezza cresce con il tempo, durante il percorso di formazione e soprattutto dopo aver vissuto queste esperienze».
Il contatto con aziende e istituzioni
Un elemento centrale è il contatto diretto con l’ecosistema professionale. «Tutti i progetti a cui partecipiamo sono supportati da sponsor e organizzazioni del settore. Durante le competizioni e i ritiri, abbiamo occasioni di confronto diretto con aziende e istituzioni. Questo permette di comprendere meglio le opportunità professionali e il valore concreto delle competenze che stiamo sviluppando».
Dalla passione alla professione nella cybersecurity
Questa dimensione contribuisce a trasformare una passione in un percorso professionale. «Molti partecipanti iniziano per interesse personale e scoprono progressivamente le implicazioni più ampie della cybersecurity. Il percorso consente di acquisire una visione più completa del settore».

Il ruolo delle istituzioni e della formazione
Quanto è importante il ruolo delle istituzioni italiane e delle iniziative nazionali nello sviluppo di questi talenti?
«È fondamentale», afferma Martino. «L’Italia ha costruito una filiera formativa estremamente strutturata. Esistono programmi dedicati alle scuole superiori, alle università e alla formazione avanzata. Questo sistema permette di individuare e sviluppare talenti in modo progressivo».
La crescita del programma CyberChallenge.IT
Il percorso ha avuto un’evoluzione significativa negli ultimi anni. «CyberChallenge.IT è iniziato nel 2017 con una sola università, la Sapienza di Roma. Nel giro di pochi anni si è esteso a circa 40 università. Anche le Olimpiadi Italiane di Cybersecurity hanno contribuito a rafforzare questo ecosistema».

Il modello italiano come riferimento europeo
Un elemento distintivo è l’approccio basato sulla competizione. «Molte attività formative si basano su competizioni e simulazioni. Questo approccio permette agli studenti di sviluppare competenze tecniche in modo pratico. La gamification rappresenta uno strumento estremamente efficace per l’apprendimento».
Secondo Martino, il modello italiano rappresenta un punto di riferimento. «Dal punto di vista dell’infrastruttura formativa, l’Italia è tra i paesi più strutturati. Questo consente di preparare efficacemente i giovani per competizioni internazionali e per il mercato del lavoro».
La costruzione della comunità europea di cybersecurity
Queste competizioni contribuiscono anche alla costruzione di una comunità europea di cybersecurity?
«Sì, in modo molto concreto», spiega Martino. «L’European Cybersecurity Challenge è nata proprio con questo obiettivo. Non si tratta solo di competere, ma anche di favorire la collaborazione tra i partecipanti».
La dimensione umana rappresenta un elemento centrale. «Durante queste competizioni si creano relazioni professionali e personali. I partecipanti entrano in contatto con persone provenienti da tutta Europa e anche da altri continenti. Questo favorisce la nascita di collaborazioni future».
Questa rete contribuisce alla resilienza complessiva del sistema europeo. «La cybersecurity è un ambito in cui la collaborazione è essenziale. La costruzione di una comunità europea rappresenta un elemento strategico per il futuro».

L’Europa come leader globale nella cybersecurity
Possiamo dire che l’Europa è oggi un punto di riferimento globale in questo settore?
«Sì», conferma Martino. «L’Europa ha sviluppato un ecosistema molto competitivo. Oltre all’European Cybersecurity Challenge, esistono competizioni internazionali come l’International Cybersecurity Challenge, dove il Team Europe gareggia come una squadra unica».
I risultati ottenuti dimostrano l’efficacia del modello europeo. «Il Team Europe ha vinto tutte le edizioni dal 2022 al 2025. Questo dimostra il livello di preparazione e la qualità della formazione europea».
Il ruolo delle Capture The Flag nel percorso professionale
Che ruolo hanno avuto le competizioni nel vostro percorso personale?
«Per me, le Capture The Flag sono state determinanti», afferma Martino. «Sono state il mio punto di ingresso nel mondo della cybersecurity. Mi hanno permesso di sviluppare competenze, entrare in una comunità e costruire il mio percorso professionale. Per me e Lorenzo restano assolutamente centrali: per passione partecipiamo alle competizioni e, per lavoro, le organizziamo.»
Il futuro nel mondo della cybersecurity
Come vedete il vostro futuro nei prossimi anni?
«Domanda difficilissima», risponde Martino. « Molto probabilmente resterò sempre dentro questo mondo. Il mondo delle CTF è quello che mi ha fatto appassionare alla Cyber Security, è quello che mi ha permesso di avere la vita che ho ora. La mia vita, rispetto a 5 anni fa, è completamente cambiata. Quindi sicuramente sento di voler restare ancora per un po’ qui. Dieci anni sono un orizzonte davvero molto ampio, ma il mondo delle CTF è qualcosa a cui sono molto affezionata. Quindi probabilmente, anche fra 10 anni, in un modo o nell’altro, mi ci vedo ancora.».
Leonardini «Cerco di concentrarmi sul presente e continuare a sviluppare le mie competenze. La cybersecurity offre molte opportunità e possibilità di crescita».








