Una casa solida e forte per gli europeisti
Commentando l’intervista rilasciata al quotidiano Il Riformista dall’On. Luigi Marattin, Segretario del Partito Liberaldemocratico, il Direttore de L’Europeista, Piercamillo Falasca, pone l’accento su un punto: “Italia Viva e Più Europa non sono più partiti di centro liberale. Sono nel Campo Largo, e ci restano perché hanno scelto così”.
Tra i fondatori e due volte vicesegretario di Più Europa, Falasca ritiene che il suo ex partito: “ha perso la sua funzione”; un partito che un tempo si proponeva di rappresentare i valori e le istanze dell’europeismo, ma che oggi ha perso credibilità.
Più Europa ha abdicato al proprio ruolo e rinnegato sé stessa, non porta avanti le sue idee, ma si piega ai tatticismi che i radicali avevano combattuto per decenni.
Il segretario di Più Europa, l’On. Riccardo Magi, ha scelto di non votare a favore della separazione delle carriere. Una decisione che segna il tradimento di decenni di tradizione pannelliana e radicale sulla giustizia.
Magi non ha avuto il coraggio di guidare una battaglia di civiltà, che lui stesso aveva definito “giusta e utile”. Ha preferito cercare motivazioni di comodo, non tanto per ragioni di principio, ma per non allontanarsi da quello che, evidentemente, considera il suo sbocco naturale: una ricandidatura nel campo largo, per gentile concessione di Elly Schlein. Il suo No alla separazione delle carriere lo allinea di fatto a Conte, Travaglio e Davigo, coloro che difendono lo status quo di una giustizia malata, fatta di abusi, lungaggini infinite, processi mediatici e sistematiche violazioni del segreto istruttorio e della presunzione d’innocenza.
Il nodo delle alleanze e della politica estera
Organizzare eventi come quello di oggi, “Tutta l’Europa che manca”, e invitare Giuseppe Conte ed esponenti del Movimento 5 Stelle, è la manifestazione plastica del tradimento dello spirito originario del partito e degli stessi valori europeisti; messi a repentaglio proprio dalle istanze politiche di partiti che, fossero domani al governo, aiuterebbero l’Ucraina meno di quanto stia facendo Orban.
«Con Conte e i suoi, l’unica Europa che verrebbe a mancare sarebbe quella a sostegno dell’Ucraina. Sono cripto-putiniani come Salvini e Vannacci, senza differenza».
Una politica europeista autentica non può convivere con alleanze che mettono in dubbio la coerenza internazionale dell’Italia e la difesa dell’Europa libera.
Casa Europa: un progetto concreto
Ma l’europeismo italiano non muore con un partito. Quella pulsione esiste, è fortissima e va rimessa in campo. Con tutti coloro che credono in un’Europa forte e libera, senza piegarsi alle logiche delle coalizioni.
Da questa convinzione è nata Casa Europa – Il Congresso degli Europeisti, organizzato lo scorso novembre da L’Europeista, Europa Radicale, Avanguardia e il Comitato Ventotene. L’iniziativa ha riunito 300 partecipanti tra attivisti, studiosi e rappresentanti della società civile e si è conclusa con una mozione comune.
Il 29 e 30 novembre era solo l’inizio. Adesso è il momento di renderlo concreto
Occorre affermare l’europeismo non come proposta, ma come identità, come scelta di campo riconoscibile, organizzata, un’appartenenza.
Chi sceglie l’Europa sceglie un determinato modello di società, con il suo welfare, il suo equilibrio tra mercato e diritti, con le sue libertà.
La sfida per il futuro
Quello che serve oggi non è un europeismo astratto, di frasi fatte e rimandi vaghi, quello che serve oggi è un europeismo militante, servono europeisti con l’elmetto, serve una vera e propria rivoluzione europea per difendere i nostri valori fondamentali, dare voce agli europeisti italiani e offrire una proposta chiara al Paese.
«Difendere la civiltà europea. Il nostro modo di vivere da ateniesi, in un mondo di barbari», scrive Falasca, invitando chiunque voglia partecipare a farsi avanti.
Casa Europa può essere la prima tappa concreta di questo percorso. Il dibattito è aperto. La spinta c’è, ora bisogna trasformarla in azione politica.








