Bipopulismo francese in salsa italiana: la crisi della democrazia e il ripudio della realtà

Carmelo Palma
10/09/2025
Poteri

Ci sono due frasi che condensano perfettamente il principio di responsabilità politica. La prima è di Luigi Einaudi: «Chi cerca rimedi economici a problemi economici è su falsa strada; la quale non può che condurre se non al precipizio. Il problema economico è l’aspetto e la conseguenza di un più ampio problema spirituale e morale». La seconda è di George Orwell: «La libertà è la libertà di dire che due più due fa quattro. Se è garantita, tutto il resto ne consegue».

Il che significa: non può esistere un’etica della libertà senza un’etica della verità e questa verità non ha la “v” maiuscola delle filosofie della storia, che hanno precipitato il mondo nell’inferno dei totalitarismi illudendosi di guardare la contingenza umana dal lato dell’eterno, ma quella minuscola dei fatti con cui l’esperienza della vita, sia nella dimensione individuale che in quella sociale, deve misurarsi e che può provare a modificare in un senso più propizio, ma non può illudersi di dissolvere o ripudiare con gli abracadabra retorici, rinviando sine die il momento del redde rationem e quindi lastricando di vittime la via che dovrebbe condurre al sole dell’avvenire.

Il senso delle parole di Einaudi e Orwell è che dove non c’è verità non ci può essere libertà e dove regna la menzogna non può che governare un regime più o meno dissimulato di oppressione e di violenza.
La frase che François Bayrou ha pronunciato all’Assemblea nazionale, congedandosi da primo ministro – “Potete rovesciare il governo, ma non cancellare la realtà – va letta esattamente secondo questa logica.
Come avviene da anni in Italia, in Francia il bipolarismo non si articola più attraverso il confronto tra proposte politiche alternative, cioè tra modi diversi di governare e cambiare la realtà, ma attraverso forme diverse di negazione della realtà, cioè di menzogna politica. Il bipolarismo cessa di essere un’alternativa tra schieramenti politici, per diventare una tensione e infine uno scontro tra politica e realtà.



Dall’alternanza alla negazione della realtà

L’unica differenza tra Italia e Francia è che nello schieramento politico francese resiste, anche se malconcia e minoritaria, una coalizione di forze numericamente significative e rappresentative di almeno un francese su cinque, che non intende abdicare al principio di responsabilità politica. In Italia questa compagine politico-parlamentare è ridotta ai pochi partiti esterni ai poli della sinistra populista e della destra sovranista (Azione, Partito liberaldemocratico e… basta).
In ogni caso, le somiglianze tra Italia e Francia sono ampiamente prevalenti, a partire dall’impossibilità di adattare i processi democratici alle effettive esigenze di governo. In entrambi i Paesi, l’iperpolarizzazione politica ha prodotto una sorta di coincidenza degli opposti. La Francia come l’Italia è un Paese bipopulista in cui la lotta tra schieramenti uguali e contrari suscita oltranzismi identitari tanto rabbiosi, quanto impotenti, che gli impresari del caos accendono e soddisfano con miraggi irraggiungibili e ideali di giustizia immaginaria, destinati ad accrescere angoscia e frustrazione, in un circolo vizioso senza fine.

L’impostura bipopulista e la “dittatura” della realtà

Il bipopulismo francese in salsa italiana si fonda su una paradossale impostura. Protesta contro la “dittatura” della realtà e invoca la necessità di non arrendersi allo stato di cose presenti, ma rifiutando di accettare la realtà come tale, rinuncia di fatto anche a cambiarla.
Non è affatto detto che una qualunque realtà – ad esempio la situazione dei conti pubblici francesi – implichi interventi senza alternative, anzi si presta a interventi molto diversi, che si possono considerare preferibili o sconvenienti in base a un ragionevole principio di coerenza tra fini e mezzi. Il ripudio della realtà – ad esempio comportarsi come se un aggiustamento dei conti pubblici non fosse necessario o fosse possibile con il gioco delle tre carte e senza soldi veri – non lascia però alcuno spazio se non a un’alienazione politica che, per quanto contraddistinta da colori ideologici diversi, è fondamentalmente uguale a sé stessa da un estremo all’altro dello spettro politico populista.

Questa dinamica, in proporzioni e con intensità diversa, purtroppo caratterizza ormai il funzionamento di tutte le democrazie e ne rappresenta il vero rischio esistenziale.