Anatomia dell’odio. Come l’Ucraina è diventata lo specchio delle nostre derive

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Maria Pompilio
17/05/2026
Orizzonti

Sono passati quasi quattro anni e mezzo dall’inizio della criminale aggressione imperialista russa ai danni dell’Ucraina.
Ricordiamo tutti benissimo il continuo profetizzare catastrofico di qualche sedicente esperto di geopolitica nei principali talk televisivi sull’imminente ‘’sventramento’’ della Terra dei Cosacchi.
Oggi, l’eroica Resistenza continua nonostante le innumerevoli difficoltà.

Sin dal giorno zero abbiamo assistito a un fenomeno che va oltre la semplice divergenza di opinioni politiche.
Abbiamo riscontrato, da parte di una fetta non trascurabile della popolazione, un odio viscerale nei confronti degli ucraini: un astio che colpisce non solo l’atto di resistenza (che viene scambiata per “bellicismo”), ma proprio il popolo ucraino nella sua interezza.
Basta sventolare una bandiera giallo-blu nelle ricorrenze importanti per ricevere insulti, minacce di morte e talvolta anche percosse, come accade puntualmente ogni 25 Aprile da quattro anni a questa parte.

Questo sentimento non è un blocco monolitico, ma una galassia di risentimenti alimentata da radici variegate: ideologia, egoismo, manipolazioni mediatiche.

Analizzare chi odia l’Ucraina oggi significa dotarsi di un termometro che misuri la temperatura della nostra democrazia liberale.


Chi odia il popolo ucraino?


L’universo dei ‘’ compagni’’ / 1 – i rossobruni

Questa categoria rappresenta un paradosso vivente: sono riusciti ad integrare una nostalgia acritica per l’Unione Sovietica con le teorie più estreme della destra identitaria.
Per costoro, l’Ucraina non è una nazione, ma un errore della storia, una provincia ribelle che deve essere ricondotta sotto l’ala della ‘’Terza Roma’’.

Il motore filosofico di questa visione è Alexander Dugin. Ne ‘’La quarta teoria politica’’, il filosofo russo non suggerisce soltanto una strategia diplomatica, ma teorizza una vera e propria crociata esistenziale. Nella sua visione l’Ucraina, insieme ai paesi Baltici, alla Finlandia e alla Bielorussia, rappresenta una tappa cruciale per realizzare la pienezza dello “spazio vitale” russo che sia talmente forte da far fronte all’Occidente e al suo decadentismo morale.

L’universo dei ‘’ compagni’’ / 2 – i comunisti di ferro

Potremmo tranquillamente definire rossobruni anche loro, per la maniera violenta che hanno di stare al mondo, ma “comunisti di ferro” è molto più accurato per i motivi che spiegheremo.

Il problema è l’ideologia nostalgica che si trasforma in dissonanza cognitiva.
Qui è preponderante il mito dell’URSS che avrebbe sconfitto il nazismo e che avrebbe ‘’costretto’’ il capitalismo occidentale ad essere più malleabile.
Una schizofrenia oicofobica (cioè dettata da avversione per la propria casa e cultura, in questo caso l’Europa liberale e capitalista) che non consente loro di vedere cosa è diventata la Russia di oggi: capitalismo selvaggio all’interno ed espansione coloniale all’esterno.
Ne consegue il diretto sposare la madre di tutte le tesi propagandistiche russe: il presunto nazismo ucraino.

Chi odia la Resistenza ucraina?


Gli egoisti disinformati e la cecità del cortile

Costoro sono essenzialmente persone prive di coscienza storica e politica, interessate solo al proprio orticello.
Non distinguono aggressore da aggredito, vivono la guerra come una sorta di ‘’bipartisan’’ con il solo scopo di succhiare risorse.

Si preoccupano per i due centesimi destinati all’Ucraina ignorando tutti gli sprechi sistemici fatti dal governo di turno.
Non resta che l’accorato invito a studiare la storia della Resistenza italiana: se i partigiani o gli alleati avessero ragionato esclusivamente in termini economici, oggi l’Italia non sarebbe una democrazia liberale. L’ignoranza storica trasforma l’egoismo in complicità indiretta con l’aggressore.

I pacifisti ed il paradosso morale

Possono appartenere alla categoria precedente oppure a una certa intellighenzia di sinistra annacquata da retoriche inconcludenti e che chiude volutamente gli occhi davanti ai fatti.
Un equilibrismo morale misto a finta equidistanza che di fatto coincide con una richiesta di resa all’aggredito in nome di una pace astratta.

Attenzione però: quando si tratta di Medio Oriente, queste stesse persone sono pronte a ‘’digievolversi’’ attraverso un uso intensivo di ragebait, e allora equidistanza e pace vanno a farsi benedire, l’uso del termine ‘’resistenza’’ ritorna in auge, si organizzano manifestazioni con tanto di bandiera e l’uso delle armi riacquista legittimità romantica.

Perchè questo doppio standard?
Perché gli ucraini, nella loro visione distorta, sono colpevoli di voler appartenere al sistema di valori occidentale.

Il fango del sovranismo becero

Rappresentano il campanilismo più brutale, quello per cui la nazione viene prima di tutto.
‘’Ci rubano i soldi per i cessi d’oro’’ sono le parole che abbiamo sentito in ogni dove dal generalissimo, un proclama populista che arriva dritto alla pancia della categoria di cui abbiamo parlato prima.
La contraddizione in termini è clamorosa: si professano sovranisti ma non colgono il  senso profondo del dare la vita per la propria sovranità.
Il loro non è patriottismo: è servilismo, è fascinazione per l’uomo forte, è fascismo dalla parte dei fascisti.
Come direbbe qualcuno: ‘’sono patrioti di Putin, e come tali, sono traditori della patria.’’

Conclusione


L’odio verso gli ucraini e la loro resistenza è il sintomo visibile della perdita di una bussola etica condivisa, del dissolversi come acqua nella sabbia di tutto ciò che costituisce il corpus dei valori occidentali.
Accettare la narrazione di queste fazioni significa validare un mondo in cui la forza vince sul Diritto, mentre sostenere la Resistenza Ucraina è l’atto fondamentale con cui affermiamo che la dignità e la libertà di un popolo non sono negoziabili.

Ripetiamolo come un mantra, perché se vengono meno questi principi, il prossimo ‘’orticello’’ ad essere calpestato potrebbe essere il nostro.