Agile, senza ostacoli e poco tassato: il lavoro che può far restare i giovani

agile senza ostacoli poco tassato
Emanuele Pascuzzi
21/07/2026
Interessi

Ogni anno migliaia di giovani italiani lasciano il luogo in cui sono cresciuti per cercare altrove opportunità che qui non trovano. Per molti significa trasferirsi dal Mezzogiorno al Centro-Nord; per altri lasciare direttamente il Paese. Il punto, però, non è dove vadano. Il punto è perché sentano di non poter restare.

Nel Mezzogiorno questo fenomeno assume dimensioni particolarmente evidenti. Secondo SVIMEZ, oggi a partire sono sempre più spesso i giovani con il livello di istruzione più elevato. Se nel 2002 i laureati rappresentavano circa un giovane emigrato su cinque, nel 2024 sono arrivati a rappresentarne quasi tre su cinque. Nel solo 2024 il Sud ha perso circa 24.000 giovani laureati tra trasferimenti verso il Centro-Nord ed emigrazione all’estero.

Non stiamo perdendo soltanto persone. Stiamo perdendo capitale umano formato con risorse dei contribuenti che produrrà innovazione, crescita e gettito fiscale altrove.

Questo non è un problema del Mezzogiorno. È un problema dell’Italia.

Le economie europee competono sulla capacità di attrarre e trattenere competenze. Se un Paese investe nella formazione dei propri giovani ma non crea le condizioni affinché possano costruire il proprio futuro al suo interno, rinuncia a una parte della propria competitività.

Il problema dell’Italia non è che i giovani partano: è che troppo spesso non abbiano la libertà di scegliere se restare. Partire per un’opportunità migliore è una scelta positiva. Essere costretti a partire perché il proprio territorio non offre alternative è una perdita per tutti: per le persone, per le famiglie e per il Paese.

Liberare chi crea lavoro


Da troppo tempo il dibattito pubblico si concentra sugli incentivi una tantum, sui bonus e sui contributi. Ma un’impresa non cresce grazie ai sussidi.

Cresce se può investire, assumere e innovare in un contesto semplice, stabile e prevedibile.

Ogni adempimento inutile, ogni procedura duplicata, ogni autorizzazione che richiede mesi rappresenta un costo nascosto che riduce produttività e competitività.

Lo Stato non dovrebbe sostituirsi al mercato. Dovrebbe fare ciò che gli compete: eliminare gli ostacoli che impediscono alle imprese di creare valore.

Meno burocrazia, meno pressione fiscale sul lavoro e regole più semplici significano più investimenti, più occupazione e maggiori opportunità per i giovani.

La libertà di vivere dove si sceglie


La trasformazione digitale ha cambiato profondamente il modo di lavorare.

Per molte professioni il luogo di residenza non coincide più necessariamente con il luogo di lavoro.

Nel 2026 la qualità della vita e l’equilibrio tra vita professionale e vita personale sono diventati elementi decisivi anche nella competizione tra imprese. Le aziende che sanno offrire maggiore flessibilità, quando compatibile con il ruolo svolto, possono attrarre più facilmente talenti e trattenere competenze che altrimenti rischierebbero di trasferirsi altrove.

La flessibilità organizzativa non è soltanto una scelta a favore dei lavoratori. È anche uno strumento di competitività per le imprese.

Eppure continuiamo a organizzare il mercato del lavoro secondo modelli pensati decenni fa.

Non tutto il lavoro può essere svolto da remoto, ed è giusto riconoscerlo. Ma dove le mansioni lo consentono, dovrebbe essere possibile scegliere.

Serve creare un sistema di incentivi che premi le aziende che adottano, su base volontaria e quando compatibile con l’attività svolta, modelli organizzativi fondati sul lavoro per obiettivi e sul lavoro agile.

L’incentivo non deve tradursi in nuovi sussidi pubblici, ma in una riduzione mirata e temporanea del carico fiscale e contributivo, lasciando alle imprese maggiori risorse da destinare agli investimenti, alle assunzioni e all’innovazione. Non è assistenzialismo. È una politica che restituisce ossigeno a chi produce ricchezza e ridà dignità a famiglie e territori.

Un’Italia più equilibrata


Una maggiore diffusione del lavoro agile può contribuire a rendere più attrattivi i piccoli comuni e le aree interne.

Può ridurre la pressione sulle grandi città, diminuire il traffico, limitare gli spostamenti quotidiani e distribuire in modo più equilibrato reddito, consumi e opportunità economiche sul territorio. Non significa impedire alle persone di partire ma restituire loro una possibilità che oggi troppo spesso non esiste.

La libertà di costruire il proprio futuro nel luogo in cui si desidera vivere.

Una proposta riformista


L’Italia ha bisogno di uno Stato che smetta di ostacolare chi crea lavoro e torni a svolgere il proprio ruolo: garantire regole semplici, istituzioni efficienti e un sistema fiscale che premi chi investe.

È questa la direzione nella quale, come Base Popolare, vogliamo lavorare: costruire un Paese che dia respiro alle imprese invece di soffocarle, che favorisca gli investimenti invece della dipendenza dai sussidi e che metta al centro la libertà delle persone.

Per questo proponiamo un modello fondato su meno burocrazia, minore pressione fiscale sul lavoro, incentivi mirati all’innovazione organizzativa e maggiore flessibilità dove la tecnologia lo rende possibile.

Perché lo Stato non deve decidere dove un cittadino debba vivere. Deve creare le condizioni affinché ciascuno possa scegliere liberamente dove costruire la propria vita.

La libertà di partire è una conquista. La libertà di restare deve tornare a esserlo.

Le riforme servono esattamente a questo: restituire ai cittadini la libertà di scegliere.