Accordo UE-Mercosur: tra ambizioni globali e tutela agricola

Simone Menichetti
18/02/2026
Interessi

La trattativa tra Unione Europea e Mercosur (Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay) prosegue da circa 25 anni. Oggi, il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca e i suoi dazi doganali, uniti all’instabilità geopolitica, hanno accelerato il processo: l’obiettivo è recuperare in Sud America il terreno perso negli USA, aprendo un mercato di 780 milioni di persone. L’intesa mira a eliminare i dazi sulla quasi totalità delle merci di scambio.

Dopo un negoziato iniziato a fine anni ’90 e interrotto nel 2004 e 2012, l’accordo è entrato nella fase finale. Con una nuova architettura a “due strumenti” per velocizzare l’area commerciale, il Consiglio ha autorizzato la firma il 9 gennaio 2026, seguita dalla sigla ufficiale del pacchetto il 17 gennaio 2026. Tuttavia, il processo è subito diventato conflittuale per tre ragioni: la sensibilità agricola (quote e salvaguardie), la condizionalità ambientale (lotta alla deforestazione) e la contestazione giuridica mossa dal Parlamento UE alla Corte di Giustizia.

Le proteste degli agricoltori a Milano e Parigi denunciano una concorrenza sleale: i prodotti del Mercosur hanno costi inferiori grazie a norme ambientali e animali meno rigide. Il rischio è la chiusura di molte aziende europee. In Italia, associazioni come CIA stimano 40 mila posti di lavoro a rischio e un pericolo da 22 miliardi di euro per il settore zootecnico

Mercato e Geopolitica: i numeri del trattato

L’accordo UE-Mercosur è un “baratto globale”: l’Europa esporta tecnologia, mentre il Sud America offre risorse naturali.

Nella versione 2024-2026, il trattato punta a eliminare quasi tutti i dazi: il Mercosur rimuoverà le tasse sul 91% dei beni UE, favorendo auto (oggi tassate fino al 35%), macchinari e chimica, oltre a vini e prodotti di qualità (IG). Di contro, l’UE eliminerà i dazi sul 92% delle merci sudamericane.

L’aspetto più critico riguarda l’agricoltura. L’UE concede l’accesso a prodotti sensibili tramite contingenti (TRQ) e quote limitate. Ad esempio, per la carne bovina la quota è di 99.000 tonnellate al 7,5% di dazio, mentre per il pollame è di 180.000 tonnellate senza dazi (duty-free). Sono previste anche carni, zucchero e miele, protetti da salvaguardie bilaterali per intervenire rapidamente in caso di forti scosse al mercato interno.

Oltre allo scambio commerciale, il trattato ha un forte valore geopolitico. Il Sud America è ricco di materie prime critiche come il litio, essenziale per le batterie e la transizione verde. In un’epoca di protezionismo statunitense, l’Europa non può rischiare l’isolamento. Senza questo accordo, il mercato sudamericano e le sue risorse finirebbero sotto l’influenza della Cina, già molto attiva nell’area con investimenti massicci.

Lasciare il mercato Mercosur significa consegnare un mercato da quasi 300 milioni di consumatori all’influenza di Pechino o di altre potenze globali. In un momento in cui gli Stati Uniti scelgono il protezionismo, l’Europa non può permettersi di restare chiusa nel proprio guscio: l’isolamento economico porterebbe a un declino inevitabile. Firmare l’accordo significa quindi assicurarsi un posto in prima fila nello scacchiere geopolitico del futuro, garantendo alle nostre aziende forniture stabili e nuovi sbocchi commerciali sicuri.



Standard a confronto: sicurezza alimentare e ambiente

La firma del trattato il 17 gennaio 2026 ha riacceso le polemiche sulla disparità degli standard produttivi. Il Parlamento Europeo ha imposto una frenata, chiedendo alla Corte di Giustizia di verificare la compatibilità dell’accordo con i trattati UE, specialmente per la protezione di ambiente e consumatori. Questo gela l’iter di ratifica per diversi mesi.

Il divario principale riguarda la chimica in agricoltura: nel Mercosur sono legali circa 150 pesticidi vietati in Europa, come il fipronil o il paraquat, pericolosi per api e salute umana. Sebbene il trattato preveda una riduzione graduale di queste sostanze, non impone un divieto immediato per i beni importati. Le “clausole specchio“, invocate da Italia e Francia per obbligare i produttori stranieri alle stesse regole europee, appaiono nel testo come impegni di cooperazione non sanzionabili.

Sul fronte della sostenibilità, il rispetto dell’Accordo di Parigi è un elemento essenziale: violarlo può portare alla sospensione dei vantaggi commerciali. Tuttavia, resta la sfida della tracciabilità in Amazzonia, dove l’aumento delle quote di carne bovina (99.000 tonnellate) potrebbe incentivare nuovi pascoli a danno delle foreste.

Sugli impatti ambientali e sociali la frattura è netta: la Commissione Europea definisce l’impatto “trascurabile o trasformabile” e punta su strumenti come il Regolamento anti-deforestazione (EUDR, attivo dal 30 dicembre 2026 per grandi operatori). Al contrario, studi indipendenti basati sul modello GTAP-BIO (modello matematico usato per prevedere come gli accordi commerciali influenzino l’ambiente) stimano un rischio reale: l’espansione agricola potrebbe causare un incremento della deforestazione tra 122.000 e 260.000 ettari nei paesi Mercosur. Senza controlli satellitari condivisi e sanzioni automatiche, le tutele scritte rischiano di restare solo un paravento etico.

Salvaguardie e Green Deal: il freno d’emergenza dell’Europa

La firma del 17 gennaio 2026 ad Asunción in Paraguay non deve essere considerata un punto d’arrivo, ma l’inizio di una nuova battaglia politica per la sopravvivenza del modello agricolo europeo. Come dipartimento, crediamo fermamente che il commercio globale non possa più essere slegato dai valori etici e ambientali che l’Europa professa. La nostra posizione sulla reciprocità ambientale ha trovato riscontro nel voto del Parlamento Europeo dello scorso 10 febbraio 2026, che ha ridotto dal 10% al 5% la clausola di salvaguardia. Questo non è solo un limite numerico (se le nostre importazioni superano questa soglia, possiamo reintrodurre i dazi), ma lo strumento con cui l’Europa può bloccare i flussi se gli standard di produzione non rispettano i nostri standard ambientali, agendo come un vero freno d’emergenza.

Dal punto di vista economico invece, soprattutto nelle fasi iniziali, questo permette all’Europa di agire tempestivamente, bloccando i flussi o ripristinando i dazi per evitare che la concorrenza sleale schiacci i nostri produttori.

Siamo consapevoli di trovarci di fronte a una sfida di coerenza senza precedenti. In un’epoca segnata da minacce esterne alla nostra credibilità, l’Unione Europea ha bisogno di riscoprire un europeismo convinto, capace di unire cittadini e Stati membri attorno a un progetto comune. Per il nostro dipartimento “Politiche Green e Sviluppo Agricolo”, la questione non è ‘se’ fare questo accordo, ma ‘come’ farlo: dobbiamo farlo bene. Ratificare l’intesa UE-Mercosur deve essere l’occasione per mostrarci al mondo come l’Unione del Green Deal: una potenza che non sceglie l’isolamento, ma che si apre alla collaborazione globale senza mai svendere la salvaguardia ambientale. Crediamo fermamente che questa sia la strada: un’Europa aperta, coraggiosa e, soprattutto, coerente con i propri valori. Solo così potremo costruire un futuro in cui lo sviluppo economico e la tutela del pianeta procedano di pari passo.


Leggi anche:

Accordo Mercosur: ora o mai più– E.Pinelli; L’Europeista

L’UE del “vorrei ma non posso”: il Mercosur in tribunale e il trionfo del cortile populista Y.Brioschi; L’Europeista

Dall’alluminio allo zinco, tutte le risorse del Mercosur che servono alle nostre imprese– E.Pinelli; L’Europeista